Ad Appiano siamo profondamente radicati, proprio come le nostre viti. Abbiamo viaggiato per il mondo e, ispirati da esso, siamo tornati alle origini. Ci siamo liberati da schemi prestabiliti e viviamo la nostra visione di un agire sostenibile e di una fiducia vissuta ogni giorno. Insieme alle nostre tre figlie portiamo l’anima della tenuta verso il futuro.
In fondo è molto semplice. Lavoriamo con la ricchezza che la natura ci dona e ci lasciamo guidare dai suoi cicli. Galline di razze antiche si muovono liberamente tra i filari, nelle siepi dei vigneti vivono colonie di api. Sui pendii più ripidi trovano spazio le patate tra le viti, mentre i cespugli di mirtilli catturano i raggi del sole.
Nell’orto, il papavero della Val d’Ultimo si affianca a quello della Val Venosta. Antiche varietà di ortaggi, in parte a seme stabile, arrivano sulla nostra tavola durante tutto l’anno. Il cipollotto invernale, tradizionalmente coltivato nei giardini monastici, ci regala il primo verde già all’inizio della primavera ed è molto amato dai bombi durante l’estate.
La vite, come nessun’altra pianta coltivata, racconta la vitalità e l’abbondanza della natura. Il suo ciclo di crescita, maturazione e riposo rafforza ogni giorno il nostro operare. Nell’antichissima cantina a volte incrociate, tra botti e anfore, il cerchio si chiude.